Sette anime, il secondo film 'americano' di Muccino, posso pensare, sognare ,che Ghezzi lo definirebbe non un film brutto, ma un brutto film. Questo lo avevo detto - ricordo al telefono con l'amico Erri - anche del film di Spike Lee, ma tra i due c'è una distanza siderale.
Jack Kerouac was one of those writers who reinvented literature. He climbed in James Joyce’s stream of consciousness car then careened down the streets of Beat poetry and the alleyways of Bebop jazz, creating such novels as The Dharma Bums, Big Sur, and the landmark On the Road. He influenced countless writers and, some say, helped usher in the 1960s counter-culture movement.
Fellow writers were always asking Kerouac how he did what he did. So Kerouac set down 30 essentials in something he called “Belief and Technique for Modern Prose.” These tips may or may not make sense to you, but that’s Kerouac, man:

Il nostro uomo ora vive tenendo sotto controllo le sue crisi d'ira come un drogato che cerca di non ricascare nel tunnel.
Il nostro uomo è il sempre pettinato male Eduard Norton.
La storia è un po' sempre la stessa. mentre sembra che il filone supereroi si sia vivificato conl'inserimento in sceneggiatura di giustificazioni freudiane - Batman e la morte dei genitori, Spiderman e la morte dello zio - Hulk invece ritorna ad essere un puro simulacro del diverso, dell'altro. Il che poi regredisce ancora di più nel momento in cui il confronto non si ha più tra umano e non umano, ma tra due o più esseri modificati. e qui - a parte una possibile filippica sugli ogm - non ci sarebbe proprio nient'altro da dire sull'argomento. Hulk rientra nel novero di quei film in cui c'è un totale sprezzo di coerenza di sceneggiatura a scapito della credibilità. Hulk rientra in quel folto gruppo di eroi post atomici di cui solo qualche nerd si ricorda e che dei suddetti nerd sono i migliori amici.
Se quello di Ang Lee non aveva avuto successo (e lì il freudiano c'era e anche in abbondanza) non capisco come si possa pensare che questopossa avere qualche possibilità.
p.s. il ritorno all'aggettivo 'incredibile' rimanda ai problemi di sceneggiatura di cui sopra.
*La funzione mitopoietica del super essere è prontamente assolta dal 'pubblico' metonimicamente rappresentato da uno SPETTATORE casuale che riprende con il videofonino una scena dove il mostro verde dà libero sfogo alla sua ira.
Dei film - riguardo i film - bisognerebbe scrivere subito. Come si devono scrivere subito i sogni.
Invece io non lo faccio quasi mai. è così, ce ne faremo una ragione.
Gomorra è il quarto film lungometraggio di Matteo Garrone tratto dall'omonimo bestseller di Roberto Saviano, un ragazzo che ha un anno meno di me.tanto per intenderci.
e tanto per intenderci se avete letto il libro - e ormai credo che nessuno sia esente dalla fucsitudine da metropolitana dei coltelli della copertina di GOMORRA - insomma se avete letto il libro la risposta è no. il libro non c'entra molto col film. e dunque qui finisce la solita questione (peraltro spesso messa in mezzo da chi scrive).
Gomorra è un film bello, solido, terribile, sincero. La sincerità del film sta dove invece il libro a volte manca (povera me). il soggetto che scrive in effetti è proprio Roberto, che scrivedo ci mette molto di suo. nel film invece nonostante l'incredibile vicinanza dei personaggi alla mdp (vicinanza mai televisiva, con lo sfondo sempre fuori fuoco) lo sguardo è di totale indifferenza nei confronti di ciò che accade. e questo fa un gran bene al film e allo spettatore. non ci sono predicozzi, non ci sono giudizi. per capirci, niente carrellate alla capò, niente oleografici campi lunghi. faccia e città si contendono l'inquadratura senza che mai si possa capire un personaggio cosa pensi, cosa stia per fare, cosa voglia.
non c'è bisogno di scomodare Pasolini per parlare di Gomorra, ma mentre il primo prendeva i peggiori tra i peggiori, le facce più terribili, Garrone non ha dovuto far altro che scendere in strada ovunque a napoli, per trovare quelle facce e quelle strade.
un discorso a parte si potrebbe fare visto che io ci ho vissuto fino allo scorso anno a napoli.
ma a chi interessa.
Per la rubrica 'O si vive o si scrive' viene pubblicato di seguito un esangue riassunto delle cose salienti viste:
- una decina di puntate pilota e primi episodi proiettati al telefilm festival di MIlano;
- L'Ultima cena rivisitata da Peter Greenaway