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'Non è un peccato che ci siano così tanti me e così pochi voi?'

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domenica, 11 gennaio 2009

Seven Pounds, G.Muccino, USA, 2008

setteanimeg_14672_0Sette anime, il secondo film 'americano' di Muccino, posso pensare, sognare ,che Ghezzi lo definirebbe non un film brutto, ma un brutto film. Questo lo avevo detto - ricordo al telefono con l'amico Erri - anche del film di Spike Lee, ma tra i due c'è una distanza siderale.

 

 

postato da: tinetta06 alle ore 18:49 | link | commenti (3)
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domenica, 09 novembre 2008

Il figlio, Dardenne Bro, 2002

Che tempo di schifo che c'è in belgio... "L'anima ama la mano"
postato da: tinetta06 alle ore 09:59 | link | commenti
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mercoledì, 01 ottobre 2008

30 cool tips

Jack Kerouac was one of those writers who reinvented literature. He climbed in James Joyce’s stream of consciousness car then careened down the streets of Beat poetry and the alleyways of Bebop jazz, creating such novels as The Dharma Bums, Big Sur, and the landmark On the Road. He influenced countless writers and, some say, helped usher in the 1960s counter-culture movement.

Fellow writers were always asking Kerouac how he did what he did. So Kerouac set down 30 essentials in something he called “Belief and Technique for Modern Prose.” These tips may or may not make sense to you, but that’s Kerouac, man:

  1. Scribbled secret notebooks, and wild typewritten pages, for yr own joy
  2. Submissive to everything, open, listening
  3. Try never get drunk outside yr own house
  4. Be in love with yr life
  5. Something that you feel will find its own form
  6. Be crazy dumbsaint of the mind
  7. Blow as deep as you want to blow
  8. Write what you want bottomless from bottom of the mind
  9. The unspeakable visions of the individual
  10. No time for poetry but exactly what is
  11. Visionary tics shivering in the chest
  12. In tranced fixation dreaming upon object before you
  13. Remove literary, grammatical and syntactical inhibition
  14. Like Proust be an old teahead of time
  15. Telling the true story of the world in interior monolog
  16. The jewel center of interest is the eye within the eye
  17. Write in recollection and amazement for yourself
  18. Work from pithy middle eye out, swimming in language sea
  19. Accept loss forever
  20. Believe in the holy contour of life
  21. Struggle to sketch the flow that already exists intact in mind
  22. Don't think of words when you stop but to see picture better
  23. Keep track of every day the date emblazoned in yr morning
  24. No fear or shame in the dignity of yr experience, language & knowledge
  25. Write for the world to read and see yr exact pictures of it
  26. Bookmovie is the movie in words, the visual American form
  27. In praise of Character in the Bleak inhuman Loneliness
  28. Composing wild, undisciplined, pure, coming in from under, crazier the better
  29. You're a Genius all the time
  30. Writer-Director of Earthly movies Sponsored & Angeled in Heaven

J.K.
postato da: tinetta06 alle ore 12:09 | link | commenti
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giovedì, 28 agosto 2008

quanto fa male!

Uhh. come sono tutte belle le notizie da venezia e come sono belli anche se idioti Pitt e Clooney.
Come sono glamour le giornaliste, come sono disinvolte.
che bel tempo che fa a venezia e quanti film importanti.
No no è vero. è tutta invidia.
ebbene, dopo 10 giorni di mare e sole, di distacco completo, prometto grande impegno per la prossima stagione.
un frammento di film visto di sfuggita dalla macchina e leggere 'Tutto il cinema di Truffaut' quest'estate non è stato abbastanza.
baci
postato da: tinetta06 alle ore 16:15 | link | commenti
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sabato, 28 giugno 2008

Things we lost in the fire, Susanne Bier, 2008

Things_we_lost_in_the_fire_Wallpaper_OMediumS























'Non desiderare la donna d'altri' e 'Dopo il matrimonio' sono due film danesi, con quella freddezza sincera, tenera e spiazzante che Suanne Bier - e in modo diverso altri registi dell'europa del nord - ha nel raccontaare le cose.
Le 'cose' sono in realtà i sentimenti, ma soprattutto il passaggio da un sentimento ad un altro, di solito il suo opposto, si solito uno cambia in qualcosa che non dovrebbe esserci.
Poi arriva il momento in cui si passa al proprio primo 'film americano'. e qui si cerca di capire cosa cambi se invece che una fredda e sincera faccia nordica ti trovi due attori cone Del Toro e la Berry.

C'è questa famiglia in cui all'improvviso il marito viene ucciso. Quest'uomo era molto legato ad un suo vecchio amico eroinomane che la moglie, per vari motivi, non può vedere. Alla fine non si mettono insieme la Berry eDel toro, come la locandina e il titolo italiano rovinosamente suggeriscono, ma si avvicinano e alla fine un po' si comprendono.

Succede che il film mantiene lo stesso tono, la stessa temperatura emotiva, se la Bier vuole raccontare una cosa, questa cosa è sempre la stessa: l'insieme di sentimenti che nascono quando subisci un trauma, una serie di parole efrasi ch non dovresti dire e che invece ti senti giustificato a dire in ragione del tuo dolore tipo: 'doveva succedere a te, dovevi esserci tu lì' (dice lei a lui, che significa dovevi essere ammazzato tu e non mio marito, ndr).
C'è lei, quindi, con i suoi difetti e il suo egoismo, che parla dei suoi figli e che cerca di accudirli nonostante tutto non riuscendo. Lui invece sulla scia di piccoli aiuti cerca di ritornare a lavorare e a 'esserci', non più all'ombra dell'amico, forse proprio grazie alla sua morte.






postato da: tinetta06 alle ore 12:40 | link | commenti
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L'incredibile Hulk, Louis Leterrier , 2008

In questo preudo episodio, ennesima riproposizione della storia dell'uomo verde, Hulk è già Hulk, e lo sa. Anche se non sa di chiamarsi Hulk.* Qualcosa è successo che lo ha reso tale dopo di che è scappato in america latina. Il qualcosa è riassunto in un breve e confuso fb sul quale pasasno i titoli di testa.

Il nostro uomo ora vive tenendo sotto controllo le sue crisi d'ira come un drogato che cerca di non ricascare nel tunnel.

Il nostro uomo è il sempre pettinato male Eduard Norton.images

La storia è un po' sempre la stessa. mentre sembra che il filone supereroi si sia vivificato conl'inserimento in sceneggiatura di giustificazioni freudiane - Batman e la morte dei genitori, Spiderman e la morte dello zio - Hulk invece ritorna ad essere un puro simulacro del diverso, dell'altro. Il che poi regredisce ancora di più nel momento in cui il confronto non si ha più tra umano e non umano, ma tra due o più esseri modificati. e qui - a parte una possibile filippica sugli ogm - non ci sarebbe proprio nient'altro da dire sull'argomento. Hulk rientra nel novero di quei film in cui c'è un totale sprezzo di coerenza di sceneggiatura a scapito della credibilità. Hulk rientra in quel folto gruppo di eroi post atomici di cui solo qualche nerd si ricorda e che dei suddetti nerd sono i migliori amici.

Se quello di Ang Lee non aveva avuto successo (e lì il freudiano c'era e anche in abbondanza) non capisco come si possa pensare che questopossa avere qualche possibilità.

p.s. il ritorno all'aggettivo 'incredibile' rimanda ai problemi di sceneggiatura di cui sopra.

 

 

 

 

*La funzione mitopoietica del super essere è prontamente assolta dal 'pubblico' metonimicamente rappresentato da uno SPETTATORE casuale che riprende con il videofonino una scena dove il mostro verde dà libero sfogo alla sua ira.

postato da: tinetta06 alle ore 11:32 | link | commenti
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sabato, 21 giugno 2008

Tendenziose tendenze

Il trend di questa estate italiana è quello dell'uscita di film potenzialmente gradevoli/importanti/decisamente importanti sugli schermi.

Mi sa che deriva dal fatto che si lavora di più, che vacanze se ne fanno sempre meno e allora - a parte la manifestazione estate a milano - c'è anche la possibilità di veder dei film che sono costati un po' più di tremila lire. diciamo un po' più di 'Un estate al mare' di Virzì.

Susanne Bier, dopo il 'dogmatico' ma bellissimo 'Dopo il matrimonio' (qui prontamente recensito tempo fa) raggiunge un potere contrattuale tale da scritturare Halle Berry e Benicio Del Toro per il suo nuovo film. Che ne sarà della fredda tenerezza dei suoi film danesi?

Abel Ferrara - una storia su di lui la so persino io ed è solo di seconda mano - esce con Go Go Tales. Deve essere un film ben strano perché ne leggo e pare che i critici abbiano visto tutti roba diversa.

La pessima reputazione della mitopoietica figura del titolista di film italiani - che si tratti di traduzioni o meno - è confermata dal titolo 'Sanguepazzo' (tuttoattaccatoehnonvisbagliate). Sembra più che altro far pensare a qualche storiaccia nelle campagne salentine e invece è la storia di due attori del periodo fascista forse fascinati dal fascismo forse no che hanno fatto una brutta fine. pericolo revisionismo. pericolo zingaretti coi capelli rossi. Bellucci: Pericolo.

I super eroi fanno capitolo a parte. per superare indenni la calda estate milanese, oltre ai militari andati direttamente da Larussa Ignazio, ci sono BATMAN e HULK. ora senza mischiare ciò che conta e ciò che non conta, l'uscita di THE DARK KNITE è assurda nel mese di luglio, ma pare che sia così. Huld è invece ben accetto, fa pensare alla cedrata quindi rinfresca. dopo pochi anni da quello di Ang Lee - che comunque era bello e aveva  il suo perche - a che pro non si sa.  Me l'hanno raccontato e mi sembra abbia delle possibilità di entrare nell'annovero del disprezzo abbastanza alte.

Il Divo? Non so. andiamo a vedere un altro film di uno saccente e presuntuoso. poi vediamo. intanto si deve fare, è cosi?

L'altro super eroe dovrebbe essere Jones, indiana Jones. Ma chi ci crede? Tutto sommato si possono comunque ricavare simbologie postfreudiane e prefordiste come nel caso di chi scrive sui Cahiers. Ma loro, giustamente, scrivono sui Cahiers.

Daniele Segre NON esce col suo film sulle morti bianche. spero spieghi perché le chiamano bianche. in ogni caso non viene distribuito. si distribuisce da solo. Segre è un militante del cinema, uno che lo fa sul serio, con qualunque mezzo e in modo sincero. ecco perché non merita niente.
postato da: tinetta06 alle ore 15:06 | link | commenti
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martedì, 17 giugno 2008

Gomorra, M. Garrone, 2007

Dei film - riguardo i film - bisognerebbe scrivere subito. Come si devono scrivere subito i sogni.

Invece io non lo faccio quasi mai. è così, ce ne faremo una ragione.

Gomorra è il quarto film lungometraggio di Matteo Garrone tratto dall'omonimo bestseller di Roberto Saviano, un ragazzo che ha un anno meno di me.tanto per intenderci.

e tanto per intenderci se avete letto il libro - e ormai credo che nessuno sia esente dalla fucsitudine da metropolitana dei coltelli della copertina di GOMORRA - insomma se avete letto il libro la risposta è no. il libro non c'entra molto col film. e dunque qui finisce la solita questione (peraltro spesso messa in mezzo da chi scrive).

Gomorra è un film bello, solido, terribile, sincero. La sincerità del film sta dove invece il libro a volte manca (povera me). il soggetto che scrive in effetti è proprio Roberto, che scrivedo ci mette molto di suo. nel film invece nonostante l'incredibile vicinanza dei personaggi alla mdp (vicinanza mai televisiva, con lo sfondo sempre fuori fuoco) lo sguardo è di totale indifferenza nei confronti di ciò che accade. e questo fa un gran bene al film e allo spettatore. non ci sono predicozzi, non ci sono giudizi. per capirci, niente carrellate alla capò, niente oleografici campi lunghi. faccia e città si contendono l'inquadratura senza che mai si possa capire un personaggio cosa pensi, cosa stia per fare, cosa voglia.

non c'è bisogno di scomodare Pasolini per parlare di Gomorra, ma mentre il primo prendeva i peggiori tra i peggiori, le facce più terribili, Garrone non ha dovuto far altro che scendere in strada ovunque a napoli, per trovare quelle facce e quelle strade.

un discorso a parte si potrebbe fare visto che io ci ho vissuto fino allo scorso anno a napoli.

ma a chi interessa. 

postato da: tinetta06 alle ore 18:18 | link | commenti
categorie: gomorra, garrone
sabato, 07 giugno 2008

In dreams begin responsabilities

Pensi che finalmente lavorando avrai più soldi per poter comprare delle cose che ti piacciono e che arricchiscano la tua fonte di benessere intellettuale. Invece, e questo ti sorprende alle spalle, hai dei soldi - pochi - ma non hai più il TEMPO.

Dicevamo di Greenaway. Una creazione così si può solo andarla a vedere, parlarne richiede uno sforzo di traduzione intersemiotica maggiore del solito. Discuterne mentre si esce dal palazzo reale è già meglio: oltre a farti sentire importante se ti è piaciuto ti permette di dire cose che ti vengono in mente in quel momento e che non penserai mai più. Ma una cosa c'è da dire. Oltre ad essere una delle poche istallazioni veramente 'narrative' richiede quella competenza attiva dello spettatore che oggi viene chiamata in causa dalle opere con schermi multipli. L'opera di Greenaway richiede una re-visione, poiché oltre al dipinto centrale (L'Ultime cena) altre immagini in moviemnto scorrono sulla parete opposta. Cosa vedere? e quando smettere di vedere? Impossibilità di vedere tutto. Una impossibilità che era già inscritta nel quadro e che lo è in tutti i quadri e in tutte le opere. Il film va visto e rivisto.
postato da: tinetta06 alle ore 16:17 | link | commenti
categorie: film, dreams, yeats, videoinstallazioni, lultima cena, greenaway
giovedì, 05 giugno 2008

Per la rubrica 'O si vive o si scrive' viene pubblicato di seguito un esangue riassunto delle cose salienti viste:

- una decina di puntate pilota e primi episodi proiettati al telefilm festival di MIlano;

- L'Ultima cena rivisitata da Peter Greenaway

postato da: tinetta06 alle ore 13:53 | link | commenti
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